Elettronica analogica

Diodi Schottky: struttura, funzionamento, applicazioni

Come sono fatti, perché hanno una bassa caduta di tensione, dove si usano e quali valori controllare prima di sceglierli.

Diodi Schottky: approfondimento tecnico

Questo articolo è pensato come approfondimento della guida MST Tutorial dedicata ai diodi, nella quale il diodo Schottky è indicato tra gli argomenti della sezione teorico-pratica sui diodi. L’obiettivo è collegare i concetti generali del diodo alla particolare struttura metallo-semiconduttore dello Schottky, evidenziando vantaggi, limiti, campi d’utilizzo e parametri da controllare nel datasheet. :contentReference[oaicite:0]{index=0}

Cos’è un diodo Schottky

Il diodo Schottky è un diodo a giunzione metallo-semiconduttore. A differenza del comune diodo PN, nel quale la giunzione è formata dall’incontro tra semiconduttore di tipo P e semiconduttore di tipo N, lo Schottky utilizza il contatto tra un metallo e un semiconduttore, spesso di tipo N. Questa interfaccia genera una barriera di potenziale detta barriera Schottky.

La caratteristica più nota del diodo Schottky è la bassa caduta di tensione diretta. In molte applicazioni su silicio, la tensione diretta è inferiore a quella di un diodo al silicio PN tradizionale, con un vantaggio diretto in termini di dissipazione e rendimento. Infineon descrive i propri diodi Schottky come dispositivi al silicio a bassa barriera, adatti a protezione contro inversione di polarità, clipping e clamping. :contentReference[oaicite:1]{index=1}

Struttura interna

La struttura elementare di un diodo Schottky comprende un terminale anodico metallico, una regione semiconduttrice drogata e un contatto catodico. Il punto fisicamente più importante è il contatto metallo-semiconduttore: non è un semplice collegamento ohmico, ma una giunzione rettificante. La scelta del metallo, del drogaggio del semiconduttore e della geometria del dispositivo determina altezza della barriera, tensione diretta, corrente inversa, capacità di giunzione e tensione massima sopportabile.

Nei componenti di potenza moderni la struttura non è sempre “elementare”. Si trovano dispositivi planari, trench, array multipli, diodi singoli, coppie in serie, coppie ad anodo comune, catodo comune o configurazioni parallele. Infineon, per esempio, indica che i diodi Schottky possono essere offerti in package con differenti configurazioni di giunzione: singola, serie, anodo comune, catodo comune e coppia parallela. :contentReference[oaicite:2]{index=2}

Differenza rispetto a un diodo PN

In un diodo PN la conduzione coinvolge portatori maggioritari e minoritari; questo porta a fenomeni di accumulo di carica nella giunzione. Quando il diodo PN passa rapidamente dalla conduzione all’interdizione, la carica immagazzinata deve essere rimossa: nasce così il fenomeno del reverse recovery.

Nel diodo Schottky la conduzione è dovuta principalmente ai portatori maggioritari. L’assenza, o la forte riduzione, della carica immagazzinata rende lo Schottky molto veloce nella commutazione. Per questo motivo è molto usato nei convertitori switching, nei circuiti digitali veloci, nei raddrizzatori ad alta frequenza e nei circuiti di protezione.

Funzionamento in polarizzazione diretta

Quando l’anodo è a potenziale più alto del catodo, la barriera metallo-semiconduttore si riduce e il dispositivo conduce. La tensione diretta VF è generalmente più bassa rispetto a un diodo PN al silicio. Questo significa minore perdita di potenza, secondo la relazione:

P = VF × IF

A parità di corrente, una VF più bassa riduce la potenza dissipata e quindi la temperatura del componente. Questo è uno dei motivi principali per cui lo Schottky è preferito nei circuiti a bassa tensione, per esempio alimentazioni a 3,3 V, 5 V, batterie al litio, circuiti USB, piccoli convertitori DC/DC e protezioni di ingresso.

Funzionamento in polarizzazione inversa

In polarizzazione inversa il diodo dovrebbe bloccare il passaggio di corrente. Tuttavia, nei diodi Schottky la corrente inversa IR è spesso più alta rispetto a quella di un diodo PN tradizionale. Inoltre IR cresce fortemente con la temperatura. Questo è uno dei compromessi fondamentali dello Schottky: bassa caduta diretta e alta velocità, ma maggiore corrente di perdita.

Per questo motivo, quando il circuito lavora ad alta temperatura o quando il consumo a riposo è critico, non basta guardare la tensione diretta. È necessario verificare attentamente la corrente inversa nelle condizioni reali di tensione e temperatura.

Schottky al silicio e Schottky al carburo di silicio

I diodi Schottky tradizionali sono spesso realizzati su silicio e sono molto diffusi per basse e medie tensioni. Per tensioni più elevate e applicazioni di potenza sono molto importanti anche i diodi Schottky in carburo di silicio, indicati spesso come SiC Schottky diode.

I diodi Schottky SiC possono lavorare con tensioni di blocco molto più alte e temperature elevate, mantenendo buone prestazioni nei convertitori di potenza. Un esempio è il datasheet Infineon IDH20G120C5, nel quale sono riportati 1200 V di tensione di blocco DC e valori di VF e IR specificati a diverse temperature di giunzione. :contentReference[oaicite:3]{index=3}

 Esempio di dati da datasheet: Infineon IDH20G120C5, diodo Schottky SiC Parametro: DC blocking voltage Simbolo: VDC Condizione: Tj = 25 °C Valore: 1200 V Parametro: Diode forward voltage Simbolo: VF Condizione: IF = 20 A, Tj = 25 °C Valore tipico: 1.5 V Valore massimo: 1.8 V Parametro: Diode forward voltage Simbolo: VF Condizione: IF = 20 A, Tj = 150 °C Valore tipico: 2.0 V Valore massimo: 2.6 V Parametro: Reverse current Simbolo: IR Condizione: VR = 1200 V, Tj = 25 °C Valore tipico: 8.5 µA Valore massimo: 123 µA Parametro: Reverse current Simbolo: IR Condizione: VR = 1200 V, Tj = 150 °C Valore tipico: 44 µA Valore massimo: 630 µA 

Vantaggi principali

Il primo vantaggio è la bassa caduta di tensione diretta. Nei circuiti alimentati a bassa tensione anche pochi decimi di volt sono importanti: una perdita di 0,3 V su una linea da 3,3 V è molto più significativa rispetto alla stessa perdita su una linea da 24 V.

Il secondo vantaggio è la velocità di commutazione. Lo Schottky è adatto a circuiti nei quali il diodo deve accendersi e spegnersi molte migliaia o milioni di volte al secondo. Per questo compare spesso in alimentatori switching, convertitori boost, buck, flyback, circuiti RF e protezioni veloci.

Il terzo vantaggio è la semplicità d’impiego. In molte protezioni di ingresso, un singolo Schottky può ridurre i danni causati da inversioni di polarità, sovratensioni locali o scariche transitorie, purché sia dimensionato correttamente.

Limiti e compromessi

Il limite più importante è la corrente inversa. Un diodo Schottky può avere una IR non trascurabile, soprattutto ad alta temperatura. Questo può diventare problematico in apparecchiature alimentate a batteria, strumenti sempre accesi, circuiti di misura ad alta impedenza o applicazioni automotive esposte a temperature elevate.

Un altro limite è la tensione inversa massima. Nei dispositivi Schottky al silicio, l’aumento della tensione nominale tende spesso a peggiorare la caduta diretta o la corrente di perdita. La scelta del componente deve quindi bilanciare VRRM, VF, IR, corrente nominale, package e dissipazione termica.

Infine, la capacità di giunzione non deve essere trascurata. Nei circuiti ad alta frequenza, la capacità del diodo può modificare la risposta del circuito, introdurre perdite o peggiorare la velocità reale del nodo elettrico.

Campi d’utilizzo

Nei raddrizzatori a bassa tensione lo Schottky è spesso scelto perché riduce la caduta di tensione rispetto a un diodo PN. È molto comune negli alimentatori switching, specialmente sul ramo di uscita di convertitori buck, boost e flyback asincroni.

Nei convertitori boost asincroni, Texas Instruments evidenzia che uno dei parametri principali per la scelta del diodo è la tensione inversa, cioè la massima tensione che il diodo può bloccare quando è spento. In un boost, tale tensione deve essere almeno pari alla massima tensione che l’applicazione può presentare sul diodo. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

Nei circuiti di protezione contro inversione di polarità, il diodo Schottky viene scelto perché introduce una caduta minore rispetto a un diodo tradizionale. Può essere inserito in serie all’alimentazione o usato in configurazioni di clamp, a seconda della strategia di protezione adottata.

Nei circuiti digitali e nei segnali veloci viene usato per limitare tensioni indesiderate, proteggere ingressi, realizzare clamp verso alimentazione o massa e ridurre tempi di recupero indesiderati. Nei circuiti RF e di rivelazione può essere usato come rivelatore, mixer o elemento non lineare veloce.

Nei pannelli solari e nei sistemi a batteria può essere impiegato come diodo di blocco o di bypass, anche se in applicazioni ad alta efficienza può essere sostituito da soluzioni a MOSFET ideali, quando la perdita diretta diventa troppo elevata.

Parametri principali da monitorare in un datasheet

La scelta di un diodo Schottky non deve basarsi solo sulla corrente nominale. Il datasheet va letto confrontando le condizioni di prova con le condizioni reali del circuito: corrente media, corrente impulsiva, temperatura ambiente, temperatura di giunzione, frequenza di commutazione, duty cycle e dissipazione.

Parametro Simbolo tipico Perché è importante
Tensione inversa ripetitiva massima VRRM Indica la massima tensione inversa che il diodo può sopportare ripetutamente.
Tensione DC di blocco VDC Specifica la tensione continua massima che il dispositivo può bloccare.
Corrente media diretta IF(AV) Definisce la corrente media sostenibile, spesso legata a precise condizioni termiche.
Corrente impulsiva di picco IFSM Serve per valutare la resistenza a picchi, inrush current e transitori.
Tensione diretta VF Determina la perdita di potenza in conduzione.
Corrente inversa IR Influisce su consumo a riposo, riscaldamento e funzionamento ad alta temperatura.
Capacità di giunzione CJ, CT o CD È critica nei circuiti veloci, RF e switching.
Temperatura di giunzione TJ Definisce il limite termico interno del semiconduttore.
Resistenza termica RθJA, RθJL, RθJC Serve per stimare l’aumento di temperatura in funzione della potenza dissipata.
Package SMA, SMB, SOD, TO, DFN, ecc. Influenza dissipazione, ingombro, montaggio e corrente realmente sostenibile.

Esempio di lettura di un datasheet per diodi Schottky comuni

Un esempio pratico è la famiglia Vishay SS32, SS33, SS34, SS35 e SS36. Il datasheet riporta tensioni inverse ripetitive da 20 V a 60 V, corrente media rettificata di 3 A, corrente impulsiva IFSM di 100 A e valori di VF e IR specificati nelle condizioni di prova. :contentReference[oaicite:5]{index=5}

 Esempio di dati da datasheet: Vishay SS32 - SS36 Famiglia: SS32, SS33, SS34, SS35, SS36 Tipo: diodi Schottky SMD Parametro: Maximum repetitive peak reverse voltage Simbolo: VRRM SS32: 20 V SS33: 30 V SS34: 40 V SS35: 50 V SS36: 60 V Parametro: Maximum average forward rectified current Simbolo: IF(AV) Valore: 3.0 A Parametro: Peak forward surge current Simbolo: IFSM Condizione: semionda sinusoidale singola da 8.3 ms Valore: 100 A Parametro: Maximum instantaneous forward voltage Simbolo: VF Condizione: IF = 3.0 A Valore: 0.5 V o 0.75 V, secondo il modello Parametro: Maximum DC reverse current Simbolo: IR Condizione: alla tensione DC di blocco nominale, TA = 25 °C Valore: 0.5 mA Parametro: Maximum DC reverse current Simbolo: IR Condizione: alla tensione DC di blocco nominale, TA = 100 °C Valore: fino a 20 mA o 10 mA, secondo il modello Parametro: Typical thermal resistance Simbolo: RθJA Valore: 55 °C/W Parametro: Typical thermal resistance Simbolo: RθJL Valore: 17 °C/W 

Come interpretare VF

La tensione diretta VF non è un numero fisso. Dipende dalla corrente diretta, dalla temperatura e dal tipo di dispositivo. Nel datasheet bisogna sempre controllare la corrente alla quale VF è dichiarata. Un valore di VF molto basso misurato a pochi milliampere non dice molto se il circuito lavora a 2 A o 5 A.

Per stimare la dissipazione si può usare una prima approssimazione:

PD ≈ VF × IF

Questa formula è utile come stima iniziale, ma nei circuiti switching occorre considerare forma d’onda della corrente, duty cycle, temperatura, resistenza termica e possibili contributi dinamici.

Come interpretare IR

La corrente inversa IR è particolarmente importante nei diodi Schottky. Deve essere verificata alla massima tensione inversa prevista e alla massima temperatura di lavoro. Un componente che ha una corrente inversa accettabile a 25 °C può diventare inadatto a 100 °C o 125 °C.

IR è critica in tre casi: circuiti alimentati a batteria, circuiti di misura ad alta impedenza e applicazioni con temperatura ambiente elevata. In questi casi, una corrente inversa di alcuni milliampere può non essere più trascurabile.

Come interpretare VRRM

VRRM è la tensione inversa ripetitiva massima. Non deve essere scelta uguale alla tensione nominale del circuito senza margine. Nei convertitori switching, nei sistemi automotive, negli alimentatori e nei carichi induttivi possono esserci sovratensioni e ringing. Per questo è buona pratica prevedere margine rispetto alla massima tensione realmente applicabile al diodo.

In un convertitore boost, per esempio, il diodo vede una tensione inversa legata alla tensione di uscita. La documentazione Texas Instruments sulla scelta del diodo Schottky nei boost asincroni richiama proprio la tensione inversa come parametro principale di selezione. :contentReference[oaicite:6]{index=6}

Come interpretare IF(AV) e IFSM

IF(AV) è la corrente media diretta massima, ma spesso vale solo con precise condizioni di montaggio, temperatura del terminale, area di rame sul PCB o dissipazione ideale. Non va interpretata come una corrente garantita in qualunque condizione.

IFSM indica invece la corrente impulsiva non ripetitiva che il diodo può sopportare per un tempo molto breve. È utile per valutare transitori, carica di condensatori, avviamento di alimentatori e picchi accidentali. Tuttavia non sostituisce il corretto dimensionamento della corrente continua.

Aspetti termici

Il dimensionamento termico è spesso il punto più sottovalutato. La temperatura di giunzione si può stimare con:

TJ ≈ TA + PD × RθJA

dove TJ è la temperatura di giunzione, TA la temperatura ambiente, PD la potenza dissipata e RθJA la resistenza termica giunzione-ambiente. Nei componenti SMD, RθJA dipende fortemente dal layout del PCB, dall’area di rame, dai via termici e dalla ventilazione.

Per uno Schottky di potenza non basta quindi dire “regge 3 A”. Bisogna verificare se, a quella corrente, la potenza dissipata porta la giunzione oltre il limite massimo.

Capacità di giunzione e frequenza

Nei circuiti ad alta frequenza la capacità del diodo può diventare un parametro dominante. Una capacità elevata può rallentare i fronti, caricare inutilmente un nodo, peggiorare l’efficienza o modificare la risposta di un circuito RF.

Per segnali veloci, rivelatori RF, clamp su linee dati o switching ad alta frequenza, è preferibile scegliere diodi Schottky a bassa capacità, anche se la loro corrente nominale può essere inferiore a quella dei modelli di potenza.

Package e layout PCB

Il package determina non solo l’ingombro, ma anche la dissipazione. Due diodi con parametri elettrici simili possono avere prestazioni termiche molto diverse se montati in package differenti. Nei componenti SMD il layout del circuito stampato diventa parte del sistema termico.

Per correnti elevate è opportuno usare piste larghe, rame abbondante, pad dimensionati correttamente e, quando necessario, via termici verso piani interni o verso il lato opposto del PCB. Nei circuiti switching è importante anche ridurre le induttanze parassite, mantenendo corto l’anello di corrente impulsiva.

Errori comuni nella scelta

Un errore frequente è scegliere il diodo solo in base alla corrente massima. Un altro errore è confrontare VF di due componenti senza verificare se è misurata alla stessa corrente e alla stessa temperatura. Un terzo errore è ignorare IR, che negli Schottky può diventare determinante.

Nei convertitori switching è anche rischioso scegliere VRRM senza margine. Picchi e oscillazioni possono superare la tensione teorica del circuito. In questi casi possono servire snubber, layout migliore, diodi con tensione nominale superiore o dispositivi specifici per applicazioni switching.

Quando scegliere un diodo Schottky

Conviene scegliere un diodo Schottky quando servono bassa caduta diretta, alta velocità, buona efficienza e semplicità circuitale. È spesso la scelta corretta in alimentazioni a bassa tensione, protezioni di ingresso, clamp veloci, convertitori DC/DC e raddrizzatori ad alta frequenza.

Può non essere la scelta migliore quando la corrente inversa deve essere estremamente bassa, quando la tensione inversa è molto alta e non si vuole usare SiC, oppure quando la temperatura di lavoro rende IR e dissipazione troppo penalizzanti.

Procedura pratica di selezione

Una procedura ragionevole parte dalla tensione inversa massima realmente presente nel circuito. Si sceglie quindi un valore di VRRM con margine adeguato. Poi si verifica la corrente media IF(AV), considerando temperatura, duty cycle e condizioni di montaggio.

Dopo questa prima selezione si controlla VF alla corrente reale di lavoro, stimando la potenza dissipata. Si verifica quindi IR alla massima temperatura prevista. Infine si controllano capacità, package, resistenza termica, compatibilità meccanica, qualifiche richieste e disponibilità.

 Checklist sintetica per la scelta di un diodo Schottky 1. Verificare la massima tensione inversa del circuito. 2. Scegliere VRRM con margine sufficiente. 3. Verificare IF(AV) nelle condizioni termiche reali. 4. Controllare VF alla corrente effettiva di lavoro. 5. Calcolare la potenza dissipata: PD ≈ VF × IF. 6. Stimare la temperatura di giunzione: TJ ≈ TA + PD × RθJA. 7. Verificare IR alla massima temperatura operativa. 8. Controllare IFSM per picchi e correnti di avviamento. 9. Valutare capacità di giunzione nei circuiti veloci o RF. 10. Verificare package, layout PCB, area di rame e dissipazione. 

Admin | MST-Tutorial

Appassionato di elettronica, elettrotecnica e programmazione. Fondatore di MST-Tutorial, condivido con entusiasmo conoscenze, esperienze e progetti legati all’innovazione tecnologica, con l’obiettivo di rendere accessibili concetti tecnici complessi attraverso tutorial chiari e pratici.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio